Scegliere portafoglio per lei

Come scegliere il portafoglio giusto da donna? Ecco le caratteristiche da prendere in considerazione

Qualche settimana fa abbiamo visto come scegliere il portafoglio da uomo. Ora è venuto il momento di guardare all’altra metà del cielo, ovvero alle donne: come scegliere il portafoglio per lei? Pur sempre di un cruciale oggetto di uso quotidiano si parla. Le funzioni che vengono richieste a un portafoglio sono sempre le stesse, anche se va detto che l’universo maschile e quello femminile interpretano la cosa in modo leggermente diverso. A fare la differenza, nella maggior parte dei casi, è il fatto di avere o meno a disposizione una borsetta: se infatti la maggior parte degli uomini sono abituati a portare il portafoglio in tasca, la maggior parte delle donne sceglie invece di inserire il portafoglio nella borsa o nella borsetta. E questo può, per l’appunto, fare una grande differenza!

Come scegliere il portafoglio per lei: le dimensioni

Il primo fattore da prendere in considerazione per scegliere un portafoglio per lei è quello delle dimensioni. Qui la gamma di scelta è molto più ampia rispetto a quella prevista per gli uomini. Certo, anche per le donne – soprattutto negli ultimi tempi – sono stati pensati dei mini-portafogli della grandezza di una carta di credito o poco più, per portare qualche tessera e poco più. Ma la maggior parte dei portafogli per lei è in realtà di dimensioni importanti, superando di gran lunga i formati tascabili maschili. Non a caso si parla spesso di maxi portafogli, tanto da arrivare talvolta a dei modelli che presentano persino una tasca apposita per lo smartphone nonché una tracolla estraibile, così tra trasformare il portafoglio in una vera e propria clutch o pochette.

La chiusura del portafoglio da donna

Ecco il secondo fattore da tenere in considerazione: come si dovrebbe chiudere il portafoglio da donna perfetto? Di certo ognuna ha un’idea propria. Prima di tutto, va detto che esistono portafogli che si aprono a soffietto, mettendo a disposizione tanti scomparti uno dopo l’altro, e modelli che invece si aprono più semplicemente a libro, presentando due grandi scomparti che, a loro volta, contengono spazi per carte, documenti e monete.
Per quanto riguarda le chiusure, è possibile muoversi tra portafogli dotati di cerniere che chiudono il tutto (tipico dei modelli a soffietto), di modelli che si chiudono a clip, e quindi con bottone automatico, o di modelli senza chiusura, simili da questo punto di vista a tanti portafogli maschili.

Il materiale da scegliere

In che materiale dovrebbe essere il portafoglio da donna? Ovviamente non esiste una regola precisa. Chi cerca un oggetto capace di durare nel tempo, e di resistere allo stress al quale un portafoglio viene sottoposto giorno dopo giorno, dovrebbe optare per un un modello in pelle di qualità. Si avrà così un oggetto fedele, che non si strapperà dopo pochi mesi, che non si graffierà solo a guardarlo, e che invecchiando acquisirà carattere. Non si tratta dell’unica via percorribile, ovvio: anche i modelli in tessuto groffato antigraffio possono avere una buona durata, anche se non realmente comparabile con i migliori portafogli in pelle.

La manutenzione del portafoglio da donna

Come si può fare per assicurare una lunga durata al portafoglio per lei? Di sicuro aiuta molto non sovraccaricare questo oggetto, senza andare a riempire eccessivamente i vari scomparti, e senza deformarli. Sarebbe poi bene, regolarmente, svuotare il portafoglio di tutto, procedere con una buona pulizia, e poi rimettere tutto al suo posto, scartando il superfluo (vecchi scontrini, biglietti da visita inutili e via dicendo). Nel caso di portafogli in pelle è ovviamente consigliato usare dei detergenti per cuoio, nonché delle creme per mantenere la pelle come nuova.

 

Glossario per il mondo delle scarpe: l’ultima parte

Dalla T alla Z, ecco le ultime voci del nostro lungo glossario per il mondo delle scarpe

Avevamo iniziato a ottobre 2021 con la prima parte del glossario per calzolai, partendo con i termini dalla lettera A alla lettera B. Ooggi, 7 mesi dopo, chiudiamo il cerchio con l’ultimo capitolo della serie, con i termini tecnici e non del mondo delle calzature dalla T alla Z. Buona lettura!

Glossario per il mondo delle scarpe: dalla lettera T alla Z

T-STRAP – come ben sanno le shoes addicted, le T-Strap sono delle scarpe per donna il cui cinturino è collegato alla punta della scarpa. Si parla quindi di scarpe con il tacco tendenzialmente eleganti.
TACCO – con il termine tacco si indica la parte inferiore posteriore della scarpa, posta sotto il tallone. Esistono tantissimi tipi di tacchi: ci sono quelli bassi o bassissimi, quelli medi e quelli alti,con spessori e fogge diverse. Un tacco di altezza contenuta può essere utile per migliorare la postura, mentre tacchi più alti hanno tipicamente fini estetici.
TACCO GATTINO – vale la pena citare una delle tante tipologie di tacco, molto diffusa, ma il cui nome tecnico è conosciuto da pochi. Si parla del tacco gattino, ovvero del tacco medio, tipico delle calzature eleganti e allo stesso tempo sobrie.
TAGLIERINO DA CALZOLAIO – il calzolaio si trova spesso a dover tagliare della pelle particolarmente dura, e del cuoio spesso e rigido. Per questo motivo ha bisogno di un taglierino dalla lama tagliente e robusta, tipicamente caratterizzata da una leggera inclinatura.
TENDISCARPE – il tendiscarpe è uno strumento estremamente comodo per mantenere in forma le scarpe tra un utilizzo e l’altro, soprattutto quando non si indosseranno per settimane o per mesi. Esistono modelli di tendiscarpe in legno e modelli più leggeri ed economici, in plastica.
TOMAIA – con la parola tomaia si indica la parte superiore della scarpa. Esistono ovviamente tanti tipi di tomaia, a seconda del tipo della scarpa. In una classica scarpa in pelle bassa e stringata si trovano elementi come la punta, la mascherina, la linguetta, i gambetti e il contrafforte.
TREKKING – il trekking è un’attività che prevede delle escursioni a piedi in mezzo alla natura, tipicamente in montagna, su mulattiere, sentieri e segnavia. Su questi percorsi si usano scarpe da trekking, tra le quali è possibile trovare sia scarpe basse da avvicinamento, sia scarponi tecnici da montagna.
TRONCHETTO – con questo termine si indica una calzatura femminile, e nella fattispecie uno stivaletto provvisto di tacco, abbastanza elegante.
ZEPPA – il termine zeppa indica in modo specifico la parte aggiuntiva al di sotto della suola e del tacco dei una calzatura. Oggi giorno con questo termine, al di fuori degli addetti del settore, si indica non più la suola maggiorata, quanto invece la calzatura stessa. Va detto che le zeppe sono state di moda per vari periodi negli ultimi decenni: il primo stilista a portarla nel mondo della moda fu Salvatore Ferragamo, nel 1938.
ZOCCOLO – a essere pignoli lo zoccolo è una calzatura di legno. Si trovano tanti esempi di zoccoli nelle varie tradizioni nazionali, da quelli svedesi fino a quelli giapponesi.

La manutenzione delle sedie in pelle

Vediamo come prenderci cura a livello quotidiano come a livello straordinario delle nostre sedie in pelle

Qual è la manutenzione delle sedie in pelle? Di certo le sedute rivestite in cuoio sono un vero e proprio evergreen, che viene di volta in volta proposto per l’ambiente living, per la camera da letto, per l’ufficio, per le sale d’attesa, per bar, per ristoranti e via dicendo. Talvolta si tratta di sedie di design stravaganti e audaci, altre volte si ha a che fare con dei compromessi tra una poltroncina e una sedia, mentre altre volte ancora si tratta di sedie del tutto normali, persino cantilever, che in luogo del rivestimento in tessuto presentano un rivestimento in pelle. Anche il tipo di rivestimento, va detto, può cambiare in modo importante: ci sono rivestimenti in similpelle e rivestimenti in pelle naturale; ci sono rivestimenti in pelle sottile e morbide a rivestimenti in cuoio più rigido. In tutti i casi, quando si parla di vera pelle, si ha che fare con un rivestimento destinato a durare parecchio nel tempo, anche su sedute sottoposte a un uso intensivo – si pensi alle sedie per ufficio. Questo è vero a patto, ovviamente, di avere una cura attenta delle sedute, con un utilizzo corretto e con un una pulizia regolare nel tempo.

La manutenzione delle sedie in pelle a livello quotidiano

La chiave essenziale per fare durare a lungo le sedie in pelle consiste nel prendersi cura di queste sedute a livello quotidiano, senza trattarle quindi come fossero delle semplici sedute in plastica: il pellame è un materiale resistente ma delicato, che va protetto e nutrito. Prima di tutto, si parte dall’utilizzo corretto. La sedie con dei rivestimenti in pelle non dovrebbero essere messe troppo vicine a dei termosifoni accesi o a delle stufe, per non seccarsi, né andrebbero esposte in modo continuativo e prolungato ai raggi del sole. I raggi ultravioletti, infatti, possono rovinare il cuoio. Nemmeno le temperature troppo basse fanno bene alle sedute in pelle – evitiamo quindi di lasciarle d’inverno in ambienti non riscaldati – così come il cuoio teme l’umidità. La pelle, infatti, va ad assorbire umidità e liquidi, che conseguentemente – dopo aver gonfiato i tessuti – evaporano, portando alla formazione di crepe. Sempre per quanto riguarda l’utilizzo, è bene evitare di sedersi su queste sedie con oggetti nelle tasche posteriori che potrebbero rigarle, dalle chiavi in poi.
Arrivando al capitolo della pulizia regolare delle sedute in pelle, non si tratta di nulla di particolarmente gravoso: è bene spolverare frequentemente le sedute in pelle e, di tanto in tanto – basta anche ogni due mesi – applicare una piccola quantità di crema rigenerante per cuoio e pelle del medesimo colore, così da mantenere il tessuto idratato, nutrito, morbido ed elastico.

Pulizia straordinaria e interventi eccezionali sulle sedute in pelle

Talvolta, però, spolverare e idratare può non essere sufficiente per la manutenzione delle sedie in pelle. Pensiamo per esempio al tipico caso della macchia d’inchiostro sulla sedia d’ufficio girevole con rivestimento in pelle. In quel caso sarà quindi necessario intervenire con uno smacchiatore per cuoio, meglio ancora se con uno smacchiatore boligrafo, formulato cioè appositamente per eliminare le macchie di inchiostro. La crema rinnovante già citata può essere utile per recuperare l’aspetto giovane di sedie in cuoio trascurate nel tempo, ma può risultare insufficiente nel caso di rivestimenti estremamente rovinati: in questo ultimo caso, se si parla di sedute di valore, può valere la pena contattare un tappezziere per prendere in considerazione un’eventuale sostituzione del rivestimento in pelle.

Divano in pelle rovinato: i rimedi

Cosa fare quando ci si trova a dover affrontare un divano in pelle rovinato? Ecco le possibili soluzioni!

Il divano è il luogo deputato al relax in casa, nonché alla socialità. Lì ci sediamo per prendere una piccola pausa, lì ci sprofondiamo per vedere un film, lì accogliamo i nostri ospiti. Insomma, è sicuramente un elemento importante delle nostre case, ed è per questo che in molti casi non si bada troppo alle spese al momento dell’acquisto. Ma non si può certo dire che siano poche le minacce che i sofà sono chiamati ad affrontare: le macchie, l’attrito con i nostri pantaloni, gli animali domestici, i raggi solari, la polvere, sono tutti agenti che possono portare ad avere un divano in pelle rovinato. Ma come fare in questi casi? Di certo cambiare il sofà con è l’unica soluzione!

Come coprire il divano in pelle rovinato

Di certo, nel momento in cui si si trova con un divano in pelle rovinato e si ha fretta di nascondere i danni, la prima e più veloce soluzione è quella di coprirlo. E di certo di metodi non ne mancano. È possibile optare per un vero e proprio copridivano oppure piazzare in modo strategico delle coperte o dei tessuti lì dove i danni sono maggiori. O ancora, è possibile riempire il divano di cuscini, nonché eventualmente piazzare sulla parte macchiata o crepata una finta pelliccia, o perché no, un plaid che sappia donare carattere all’ambiente. Insomma, di metodi buoni per coprire un divano in pelle macchiato o rovinato non ne mancano.

Smacchiare il sofà

Di certo, però, coprire non significa risolvere il problema. Poniamo caso che il divano presenti una macchia che non vuole andare via con il normale detergente per pelle e cuoio. La soluzione è quella di mettersi all’opera con uno smacchiatore per cuoio, avendo cura di testare il prodotto prima su una parte nascosta del divano (tipicamente nella parte inferiore, o all’interno di un risvolto). Lo smacchiatore va scelto in base al tipo di macchia: esistono infatti degli smacchiatori appositi per le macchie di inchiostro, e altri smacchiatori generici per pelle.

Rigenerare la pelle

E se, anziché con una macchia, ci si ritrovasse con una divano la cui pelle presenta ormai dei chiari segni di invecchiamento? Di certo in questi casi prevenire è meglio che curare: per non arrivare a questo punto sarebbe infatti necessario pulire regolarmente il divano con delle creme nutrienti per cuoio. Ciononostante, va detto che è possibile rigenerare la pelle dei sofà con delle crema rigeneranti apposite, che permettono di rinnovare il colore del divano in modo abbastanza semplice. È necessario quindi scegliere un crema per divani dello stesso colore del proprio sofà e iniziare a utilizzarla regolarmente per rinnovare e mantenere bello il cuoio.

Cambiare il rivestimento di un divano in pelle

Talvolta, però, i danni sono tali che né le creme rinnovanti per il cuoio, né gli smacchiatori, possono risolvere il danno. Pensiamo per esempio a delle crepe profonde sulla pelle, che diventa scomoda oltre che brutta, o a dei veri e propri squarci. In questo caso le opzioni sono due: o cambiare il divano, o contattare un esperto tappezziere in grado di garantire una seconda vita al proprio sofà. Quest’ultimo, come si può immaginare, non è un intervento economico: vale la pena farlo su divani pregiati, o su sofà che hanno un grande valore sentimentale.

Scegliere il portafoglio giusto per uomo

Vediamo qualche consiglio per scegliere il portafoglio perfetto per lui, tra forme, materiali e colori

Come scegliere il portafoglio giusto per uomo? Questa non è una scelta che può essere fatta in modo disattento. Parliamo infatti di un accessorio che usiamo ogni giorno, e che può avere funzionalità e stili differenti. Proprio per questo acquistare il portafoglio ideale non è mai particolarmente semplice, non quando lo si compra per sé stessi, né quando si pensa di acquistarlo per fare un regalo a un amico, a un partner o a un parente. Per questo oggi vedremo qualche dritta per indirizzarsi verso il modello giusto, spaziando tra le varie opzioni presenti sul mercato: ecco come scegliere il portafoglio giusto per uomo in base a tipologia, materiale e colore.

Scegliere il portafoglio giusto per uomo: la tipologia

Esistono tante tipologie differenti di portafoglio per uomo. Il modello classico è il bifold, per chi ha un numero limitato di tessere e carte e vuole tenere nel portafoglio banconote e ricevute. Chi invece ha un numero alto di tessere e carte potrebbe optare per il più spazioso e organizzato modello trifold, che presente quindi tre ante , con tante tasche e scompartimenti. Va detto che alcuni modelli presentano la tasca per la moneta, e altri no; in alcuni casi questa è chiusa con un semplice bottone, mentre in altri casi c’è un vera e propria cerniera. Ci sono poi delle tipologie eccezionali di portafoglio bifold, tendenzialmente molto piccoli, pensati per tenere le banconote con una clip fermasoldi. Chi invece utilizza soprattutto banconote potrebbe optare, per altro, per una semplice clip portasoldi, senza portare con sé nessun portafoglio. Insomma, già scegliere la tipologia perfetta non è un gioco da ragazzi: è necessario analizzare in modo attento le proprie abitudini e le proprie esigenze!

Il materiale

Qual è il materiale perfetto per il portafoglio da uomo? Non ci sono dubbi: quello che assicura una maggiore durata nel tempo è la pelle, a fronte di un grande comfort di utilizzo, nonché di uno stile impeccabile. In linea di massima, quindi, si consiglia sempre di acquistare dei portafogli in pelle, eccezione fatta magari per i più giovani, i quali potrebbero optare per dei tessuti sintetici, più colorati e più economici, nella consapevolezza di acquistare un portafoglio che avrà una durata minore. Chi vuole mantenere uno stile elegante, in ogni caso, priviligerà sempre la pelle, mentre chi desidera qualcosa di più stravagante potrà considerare nylon, poliestere o persino alluminio.

Il colore del portafoglio

Come scegliere il colore del portafoglio? Ebbene, qui ovviamente entrano in gioco i gusti personali. Va però detto che chi opta per uno stile elegante o business formal potrebbe avere l’attenzione di scegliere un portafoglio del colore delle proprie scarpe e della propria cintura un pelle: la scelta andrebbe quindi fatta in base alle calzature che si è soliti indossare. Chi per lavoro indossa sempre delle Oxford o delle Derby nere, insomma, potrà senz’altro privilegiare un portafoglio in pelle nera, magari in versione bifold slim, per essere usato comodamente anche con gli abiti leggeri.

La cura del portafoglio in pelle

Come abbiamo visto, il modello che va per la maggiore è il classico portafoglio in pelle. Si tratta di un accessorio destinato a durare nel tempo, a patto di “non riempirlo troppo” per non deformarlo e di non macchiarlo. Va peraltro detto che, per farlo durare più a lungo e per mantenerlo bello nel tempo, è possibile pulire regolarmente questo oggetto con dei detergenti e con delle creme per prodotti in pelle, in modo da cancellare eventuali aloni e di mantenere il 10

Quali scarpe per il colloquio di lavoro?

Vediamo insieme quali calzature indossare per il colloquio di lavoro, per non partire… con il piede sbagliato

In quella mezzora si decide tutto. Prima ci sono gli anni di studio, gli anni di esperienza professionale, le tecniche e le competenze apprese, l’attenzione nel creare un curriculum vitae completo e interessante, nonché la cura nel migliorare la propria immagine online, costruendo un forte personal brand. Eppure, alla fine dei conti, tutto si riduce in quei 20, 30 o 40 minuti di colloquio con il recruiter. Un solo errore, in quell’incontro, può compromettere del tutto la possibilità di essere scelti per quel ruolo. Per aumentare le probabilità di essere assunti per un nuovo lavoro, tutti gli aspetti della preparazione a un colloquio di lavoro devono essere curati: è bene studiare il tragitto per assicurarsi di arrivare in orario perfetto all’incontro, è bene studiare la storia e la mission dell’azienda, è bene allenarsi a rispondere alle domande tipiche dei recruiter, nonché allenarsi a mantenere una postura corretta durante il meeting. Ma non è tutto qui: anche l’abbigliamento deve essere curato, a partire ovviamente dalle calzature, che dicono tanto – tantissimo – su chi le indossa. Vediamo quindi quali sono le migliori scarpe per il colloquio di lavoro.

Quali scarpe per il colloquio di lavoro, per lui

Ovviamente l’abbigliamento perfetto per il colloquio di lavoro cambia in base all’azienda e al ruolo. In ogni azienda viene infatti applicato un dress code diverso: prima di scegliere l’outfit per il colloquio è quindi consigliabile informarsi da questo punto di vista, scoprendo come si vestono quotidianamente le persone che lavorano per quel brand. In ogni caso, chi punta a posizioni manageriali o a ruoli che prevedono il contatto con il cliente, dovrebbe dirigersi verso uno stile business formal, e quindi abito (eventualmente spezzato), camicia a manica lunga e scarpe eleganti in pelle. Chi si candida in un ambiente molto formale punterà per forza di cose su cravatta e scarpe Oxford o Derby, mentre chi si candida in ambienti meno formali potrà anche tenere in considerazione dei mocassini o delle scarpe scamosciate. In tutti i casi, ovviamente, è bene sempre abbinare il colore delle scarpe con quello della cintura.

Quali scarpe per il colloquio di lavoro, per lei

Quali scarpe per il colloquio di lavoro per una donna? Ebbene, il discorso è simile a quello fatto per l’uomo. È bene quindi informarsi sul dress code presente in azienda e vestirsi di conseguenza. Nella maggior parte dei casi – pensiamo alle grande aziende, alle multinazionali, alle banche e via dicendo – l’outfit perfetto è quello classico, con tailleur e scarpe décolleté (o delle stringate) laddove è possibile provare qualcosa di più casual quando ci si candida in startup o per esempio in aziende di marketing. D’inverno, nella maggior parte dei casi, è possibile optare senza problemi per stivaletti o per stivali.

La pulizia delle scarpe è un fattore fondamentale

A prescindere da quanto detto finora, una cosa è certa: l’outfit che indosseremo a un importante colloquio di lavoro deve metterci a nostro agio, e darci sicurezza. Il consiglio è quindi quello di indossare almeno una volta quell’outfit prima di recarsi all’appuntamento. Non è tutto qui: come sappiamo, quasi sempre nella vita, la prima impressione è quella che conta. Chi cerca un nuovo talento da inserire in azienda cerca prima di tutto affidabilità, evitando di assumere persone distratte e disattente. Si capisce quindi che presentarsi a un colloquio di lavoro con delle scarpe sporche non può che essere un pessimo segnale: molto meglio quindi mettersi al lavoro con i migliori prodotti per la pulizia delle scarpe prima di uscire di casa, senza risparmiare sul lucido per scarpe nel caso di calzature in pelle!

Come colorare le scarpe in pelle

Vediamo come verniciare le scarpe in pelle nel modo corretto

Come colorare le scarpe in pelle? Ebbene, ci si può trovare nella situazione di voler verniciare le proprie calzature per diversi motivi. Forse si tratta di scarpe usurate dal tempo, che hanno bisogno di una nuova mano di colore per tornare all’antico splendore. O forse si tratta di scarpe in pelle inesorabilmente macchiate, e che quindi con della nuova vernice possono tornare perfette. O ancora, talvolta si parla di scarpe che, con il loro colore, non riescono a essere abbinate in nessun outfit, e che dunque per poter essere usate devono assumere un’altra tinta. Insomma, di motivi buoni per imparare come colorare le scarpe in pelle non ne mancano davvero: scopriamo come verniciarle nel modo giusto!

La vernice per le scarpe in pelle

Partiamo da un presupposto fondamentale: la vernice per scarpe in pelle non è una vernice qualsiasi. Si tratta infatti di una tinta pensata appositamente per il cuoio, e quindi di una vernice che, anziché limitarsi a depositarsi in superficie, penetra in profondità nel pellame, così da “macchiarla” in modo permanente, diventando essa stessa parte della tomaia. Sul nostro e-commerce di prodotti per le scarpe si possono trovare diverse tipologie di tintura per scarpe. Si parla infatti flaconcini di vari colori, dal nero al marrone, dal verde al rosso, di marchi differenti, come i colori per scarpe Saphir, Tarrago, Prestige e via dicendo.

Vediamo ora i passaggi necessari per colorare le scarpe in pelle in modo perfetto!

Come colorare le scarpe in pelle liscia: i passaggi necessari

  • Prima di tutto, pulire le scarpe: il processo per colorare le scarpe in pelle parte dalla pulizia profonda della tomaia. È necessario infatti rimuovere qualsiasi polvere o sporco sulla tomaia, così da avere la sicurezza di poter ottenere un risultato soddisfacente al termine della verniciatura. Il consiglio è quindi quello di usare un detergente per scarpe in pelle liscia, per poi lasciare asciugare le scarpe prima di procedere alla verniciatura.
  • Prepare le scarpe: una volta pulite, le scarpe vanno preparate alla tintura. Il consiglio è quello di togliere le stringhe delle scarpe e di coprire con del nastro carta per mascheratura tutte le parti che non dovranno essere colorate. Parliamo quindi per esempio dei contorni della suola, del tacco, ed eventualmente della parte interna della tomaia, quella cioè che cinge la caviglia. Così facendo saremo sicuro di non far finire la vernice dove non deve andare.
  • Preparare il necessario: controlliamo di avere tutto quello che serve per colorare le scarpe in modo efficace. Sarà necessario avere la tintura, una copertura per il piano di lavoro e qualcosa per distribuire il colore (possono andare bene un pennellino, una spugnetta o un panno morbido).
  • Colorare le scarpe in pelle: A questo punto si può passare alla coloratura vera e propria, applicando in modo uniforme la tintura alla tomaia, prima dell’una e dopo dell’altra scarpa. Una volta steso tutto il colore, dopo qualche minuto, si capirà se sarà necessario aggiungere una seconda mano di colore. A lavoro terminato, sarà bene far asciugare con calma le scarpe, senza esporle né al sole né a fonti di calore in casa.
  • Idratare le scarpe in pelle: una volta asciutte, le scarpe i pelle dovrebbero essere reidratate con una crema idratante e nutriente per scarpe in pelle. Da quel momento in poi, le scarpe potranno essere trattate come qualsiasi altro paio di scarpe in pelle, usando detergenti, spazzole e lucidi senza nessun problema.

Abbinare gli accessori uomo: come evitare errori

Come abbinare scarpe, orologi, borse, bracciali, occhiali da sole, anelli e cinture? Ecco una guida per non sbagliare

L’uomo moderno è un uomo che indossa una serie di accessori. C’è chi si limita al minimo, indossando per esempio cintura e orologio, e c’è chi invece ama gli accessori, sfoggiando collane, bracciali, occhiali da sole, anelli, borse e via dicendo. Ma come abbinare gli accessori uomo senza fare errori? Ecco una serie di regole da seguire per non sbagliare.

Abbinare gli accessori uomo: regole per non fare errori

  • La regola generale: gli accessori devono essere abbinati agli abiti, non viceversa. Il motivo è semplice: è molto difficile costruire un intero look intorno a una cintura o a una borsa, mentre è facile, una volta scelti gli indumenti, selezionare gli accessori perfetti.
  • Non troppi colori: non esiste una regola assoluta per il numero di colori che si possono indossare. In linea di massima, però, è sempre meglio non esagerare. C’è chi evita di indossare più di tre colori, e chi invece opta per la regola 1 colore neutro più 1 colore a contrasto, così da vestire in modo elegante ma non troppo scontato.
  • Tono su tono: in caso di outfit a tinta unita, il tono su tono può aiutare a spezzare, senza errori.
  • Tinta unita non deve mancare mai: qualsiasi sia il tuo outfit, qualcosa deve essere in tinta unita. Può essere la maglietta, l’abito oppure la camicia. L’importante è non accostare capi a righe, oppure, per esempio, un abito a righe con una camicia floreale.
  • Abbinare gli accessori in pelle: il cuoio, tra gli accessori da uomo, la fa spesso da padrone. Ma non si deve fare di tutto l’erba un fascio. Se indossiamo degli stivali di pelle marrone scura, la cintura dovrà essere dello stesso colore, o come minimo essere della stessa famiglia cromatica. Hai una cintura in pelle che non si accosta a nessuna delle tue calzature? La vernice per capi in pelle può aiutarti! L’unica eccezione può essere la borsa, la quale potrebbe anche essere di in colore diverso: diciamo che si tratta di uno strappo alla regola.
  • Non dimenticare i metalli: quando ci si mette d’impegno per abbinare gli accessori uomo è bene non dimenticare i metalli. Ecco allora che, se la pelle di scarpe, cintura e cinturino dell’orologio dovrebbe essere dello stesso colore, il metallo del corpo dell’orologio (o del cinturino) e della fibbia della cintura dovrebbe essere a sua volta abbinato. L’abbinamento deve poi essere esteso anche a livello degli eventuali gemelli, tanto più che si trovano negli immediati pressi dell’orologio. I più attenti, poi, abbineranno anche fermacravatta, anelli, orecchini e collane.
  • Accostare i colori: i colori vanno accostati seguendo dei pattern esteticamente appaganti. Ecco allora che è possibile accostare colori della stessa famiglia di colori, di tonalità differenti, o eventualmente più scuri o più chiari; si parla quindi di accostare grigio chiaro e grigio scuro, blu e azzurro, e via dicendo. Guardando poi al cerchio cromatico, permettono accostamenti perfetti i colori analoghi, che nel cerchio si situano uno accanto all’altro, e i colori triadici, i quali si situano a uguale distanza l’uno dall’altro. Infine, è poi possibile optare per i colori complementari, ovvero per due colori che si situano uno all’opposto dell’altro, per creare un piacevole contrasto.
  • Non seguire eccessivamente le regole: abbiamo visto le regole fondamentali per abbinare gli accessori uomo. Ma l’ultima regola è quella di non farsi intrappolare dalle norme, e quindi di non complicarsi eccessivamente la vita. Se è freddo, meglio non farsi problemi nell’indossare un berretto che non rispetta i pattern cromatici, e se c’è il sole, piuttosto che stancare gli occhi, meglio indossare un paio di occhiali da sole che nulla hanno a che fare con gli altri accessori!

Come insegnare ad allacciare le scarpe ai bambini?

Vediamo come insegnare ai bambini come allacciare le scarpe da soli

Come insegnare ad allacciare le scarpe ai bambini? I genitori potrebbero trovare questo compito estremamente difficile. Ebbene, non si può pretendere che i piccolini imparino in un minuto come allacciarsi le scarpe, ma non si deve nemmeno pensare che questo passaggio sia insuperabile. Prima di tutto, a che età i bambini imparano ad allacciarsi le scarpe? Come per tutti gli step di apprendimento che caratterizzano l’infanzia, ognuno hai i suoi tempi, così come succede per i primi passi, le prime parole e via dicendo. In generale, i bimbi imparano ad allacciare i lacci delle scarpe da soli tra i 4 e i 6 anni, per arrivare mediamente in prima o in seconda elementare senza nessun problema a infilarsi e ad allacciare le calzature da soli. Non è però raro, al giorno d’oggi, incontrare dei bambini che dopo questa età devono ancora imparare ad allacciarsi le scarpe, molto spesso a causa di un utilizzo prolungato delle scarpe con la chiusura in velcro. Va però detto che, al di là della capacità in sé di allacciare le scarpe da soli, imparare ad armeggiare correttamente le stringhe delle scarpe è importante per sviluppare le abilità psicomotorie del bambino. Ecco allora che è bene impegnare un po’ del proprio tempo per insegnare ai bambini ad allacciare le scarpe: vediamo come fare!

Come insegnare ad allacciare le scarpe ai bambini? Il modello di cartone

Partiamo con un presupposto: esistono tantissimi modi diversi per insegnare ad allacciare le scarpe ai bambini. Il più logico è ovviamente quello di mettersi di fronte al bimbo con una scarpa e insegnargli i movimenti necessari. Ma questo, soprattutto per i più piccolini, potrebbe essere difficile da comprendere. Molto, molto meglio trovare una via più semplice e più giocosa. Ecco allora che può essere premiante, anziché usare una scarpa vera e propria, realizzare un modello di cartone, così da riuscire a concentrare l’attenzione del bambino solamente sui lacci, trasformando questa cosa in un vero e proprio gioco.
Il consiglio è quello di prendere come esempio la scarpa di un adulto – per avere un modello bello grande, facile da usare – di tagliare un cartone a forma di scarpa, e di effettuare due file di fori (4 per parte) in cui infilare le “stringhe per le scarpe”. Per rendere tutto più facile e più divertente consigliamo di usare delle corde o dei nastri colorati, meglio ancora se un nastro di un colore e un altro di un colore diverso, per far capire in modo più immediato al bambino la presenza di due lacci differenti e distinti. A quel punto si potrà mostrare con tanta pazienza al bambino come effettuare un semplice nodo per scarpe, per poi proporgli di fare altrettanto. Possono sicuramente essere d’aiuto le filastrocche per l’allacciatura delle scarpe. Ne esistono di diverse: noi ne conosciamo due. Vediamole!

Le filastrocche per insegnare come allacciare le stringhe delle scarpe

Si sa, con una filastrocca da memorizzare, tutto diventa più facile. Ecco allora che per insegnare ai bambini ad allacciare le scarpe è possibile usare la filastrocca del coniglietto e dell’albero, ovvero:

Il coniglietto ha due orecchie
Gira intorno all’albero
E va nella sua tana
E tira molto forte!

Si tratta di quattro versi molto semplici, ognuno dei quali corrisponde a un movimento preciso: prima si fanno le due asole, poi si gira un’asola intorno all’altra, si infila l’asola nel buco e si tira per assicurare il nodo.

Un’altra filastrocca per imparare ad allacciare le scarpe da piccoli è quella del treno, che segue ovviamente lo stesso schema:

Il treno va su due binari,
I binari fanno un incrocio,
E poi passano sotto la galleria!

Glossario per calzolai: la lettera S

Ti presentiamo il sesto e penultimo capitolo dedicato al lessico del mondo delle scarpe: questa settimana proseguiamo con la lettera S

Finalmente il nostro glossario per calzolai è arrivato quasi alla fine. Per chi si fosse perso i capitoli precedenti, questo è il sesto articolo del nostro blog dedicato al lessico del mondo delle scarpe: abbiamo già visto il glossario dalla lettera A alla lettera B, dalla lettera C alla lettera D, dalla lettera E alla lettera I, dalla lettera L alla lettera O e dalla lettera P alla R.

Oggi andremo avanti con il penultimo capitolo lessico, imparando e ripassando i principali termini di questo settore. Buona lettura, per l’ultima volta!

SABOT – questo termine viene usato attualmente per indicare delle scarpe aperte sul retro, prendendo spunto da un termine usato per indicare delle antiche calzature in legno
SANDALI SCHIAVA – indica dei sandali bassi con allacciatura alla caviglia, così come venivano usati nell’antica Roma. È possibile usare anche il termine sandali “gladiatore” quando l’allacciatura arriva al polpaccio
SANDALI: qualsiasi scarpa aperta, da uomo o da donna
SCARPE ANTIFORTUNISTICHE – questo termine indica delle scarpe regolamentate a livello europeo per garantire la sicurezza del piede sul lavoro; esistono diverse tipologie, le più diffuse riparano il piede dagli urti, altre presentano suole rinforzate
SCARPE DA BARCA – la tipica scarpa da barca è una scarpa bassa, con suola morbida e antiscivolo; la tipica calzatura da barca è il mocassino in pelle.
SCARPE DA BASKET – le scarpe da pallacanestro, usate anche e soprattutto fuori dai cambi da basket, sono le tipiche calzature da ginnastica alta, a proteggere la caviglia
SCARPE DA CALCIO – ecco delle scarpette da ginnastica che possono essere usate solo sull’erba, per via della presenza di tacchetti appositi, per garantire una grande aderenza sui terreni morbidi
SCARPE DA GOLF – simili come concezione alle scarpe da calcio, presentano dei tacchetti in plastica per dare stabilità
SLIP ON – usato come sinonimo di flipper, indica delle scarpe senza lacci; non è quindi del tutto sbagliato usare questo termine per indicare dei mocassini
SMACCHIATORE PER PELLE: indica un detergente potente per cuoio e pellami, da usare con attenzione per cancellare macchie ostinate
SNEAKERS – per indicare l’ormai onnipresente scarpa sportiva da passeggio o da tennis, un termine che ormai è diventato onnicomprensivo. L’origine della parola arriva da “to sneak”, ovvero muoversi silenziosamente.
SOLETTA – la soletta è l’elemento posto tra suola e tomaia, non di rado estraibile e sostituibile.
SOTTOPIEDE – il sottopiede è un elemento che viene inserito al di sopra della soletta per ragioni di comfort.
SPANDILUCIDO – si riferisce alle spazzole spandilucido, ovvero a delle piccole spazzole per scarpe usate unicamente per applicare la crema lucidante sulle scarpe in pelle, in modo omogeneo, per poi procedere con la lucidatura vera e propria.
STILETTO – a indicare un tacco di scarpa molto alto e molto sottile, tipico su scarpe eleganti da donna.
STIVALI – termine ovviamente conosciuto da tutti, che indica qualsiasi scarpa chiusa che oltre a coprire il piede si estende oltre la caviglia, per arrivare fino al ginocchio o perfino oltre. Nel caso dei stivali bassi si parla di stivaletti, mentre quelli alti, che superano il ginocchio, presentano nomi specifici, come per esempio i cuissardes.
STRASS – tipica decorazione di scarpe e calzature, nonché di oggettistica e di abiti. È composta da piccoli cristalli di vetro brillante, tale da ricordare tanti piccoli diamanti
STRINGATE – con il termine stringate si indicano semplicemente tutte le scarpe chiuse provviste di lacci.
SUOLA – chiudiamo con la suola, ovvero con l’elemento della scarpa a diretto contatto con il terreno. Può essere in gomma, plastica, cuoio o legno.

Come si legge l’etichetta delle scarpe?

L’etichetta delle scarpe è la carta d’identità delle calzature acquistate: ecco come imparare a leggerla in modo corretto

Si tratta di un elemento che, nella maggior parte dei casi, non viene notato né preso in considerazione. Spesso si tratta di qualcosa che viene tolto immediatamente dopo l’acquisto, mentre altre volte resta lì, posizionato sulla linguetta interna per anni, senza però essere mai guardato. Parliamo dell’etichetta delle scarpe, un elemento che deve essere obbligatoriamente presente sulle calzature vendute in Europa (vedremo tra poco qual è la direttiva di riferimento) e che dà chiare e importanti informazioni sulla fattura e sui materiali di quel preciso paio di scarpe. In questo articolo impareremo dunque quali sono i dati riportati e come si legge l’etichetta delle scarpe, in modo da avere qualche dato in più al momento dell’acquisto delle prossime scarpe nuove.

La legge che regola l’etichetta delle scarpe

La normativa riguardante l’etichetta delle scarpe non è qualcosa di nuovo. Anzi, si tratta della Direttiva 94/11/CE del Parlamento Europeo, emanata il 23 marzo 1994, “sul ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri concernenti l’etichettatura dei materiali usati nelle principali componenti delle calzature destinate alla vendita al consumatore”, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale del 19 aprile 1994. In questa direttiva viene specificato che, di fatto, tutte le scarpe prodotte per essere vendute al consumatore – con rare eccezioni – devono esser provviste di un’etichetta che ne riporti la composizione. Nella direttiva si legge che “l’etichetta fornisce informazioni sul materiale […] che costituisce almeno l’80 % della superficie della tomaia, del rivestimento della tomaia e suola interna della calzatura e almeno
l’80 % del volume della suola esterna. Se nessun materiale raggiunge almeno l’80 % è opportuno fornire informazioni sulle due componenti principali”. Vediamo ora come si legge l’etichetta figlia di questa direttiva.

Come si legge l’etichetta delle scarpe?

Leggere l’etichetta delle scarpe correttamente è prezioso, per esempio, per chi deve scegliere il migliore prodotto per la pulizia delle scarpe, in base al materiale della tomaia (sarebbe per esempio possibile avere dubbi tra pelle e finta pelle).

Nell’etichetta delle calzature troviamo vari simboli. Prima di tutto ci sono 3 simboli che vogliono indicare le parti della scarpa alle quali si può far riferimento, ovvero:

  • Tomaia: qui il simbolo è una scarpa stilizzata con la parte superiore evidenziata
  • Rivestimento e suola interna: qui il simbolo è una scarpa stilizzata con la parte interna evidenziata, a sottintendere anche sottopiede e fodera.
  • Suola esterna: in questo caso il simbolo evidenzia la scuola della scarpa, ovvero la parte a contatto con il suolo.

Gli altri simboli vanno a rappresentare le 4 diverse categorie di materiali che possono essere riportate in etichetta, ovvero:

  • Cuoio: il simbolo è quello tipico di questo materiale, il famoso logo “vacchetta” della pelle distesa dopo la conciatura;
  • Cuoio rivestito: in questo caso il simbolo è come quello precedente, ma con un rombo disegnato all’interno, a indicare che in quel prodotto lo strato di rivestimento di cuoio è inferiore a un terzo dello spessore totale del prodotto, pur essendo in ogni caso superiore agli 0,15 millimetri
  • Materiali tessili: il simbolo della rete indica l’utilizzo di materiali tessili di origine naturale o sintetica.
  • Altri materiali: infine c’è il simbolo del rombo, che indica l’uso di altri materiali differenti da quelli già visti. Si parla in genere di polimeri, di gomme e di sugheri, tipicamente utilizzati per la creazione delle suole esterne.

Quali scarpe indossare senza calzini?

Indossare le scarpe senza calzini è ormai di moda: vediamo quali modelli da scegliere per lasciare i calzini nel cassetto

Negli ultimi anni il mondo della moda ha continuato a stupire, con innovazioni e trend che non di rado sono riusciti nell’arduo compito del passare dalla passerelle alla realtà urbana. E si sa, spesso i trend si muovono anche in maniera opposta. Se infatti è vero che per la maggior parte delle persone i sandali indossati con i calzini restano una delle peggiori cadute in termini di stile, per alcuni stilisti si tratta invece di una combinazione da esibire: è il caso per esempio degli stilisti Prada, che hanno abbinato sandali e calzini sia per lei che per lui. Dalla parte opposta, e in maniera molto più diffusa a livello del pubblico, negli ultimi anni c’è stato il trend dell’indossare le scarpe senza calzini. Ma quali sono i vantaggi di questa scelta? E quali gli svantaggi? Vediamo quali scarpe indossare senza calzini e a cosa stare attenti!

Indossare le scarpe senza calzini: pro e contro

Per quale motivo è sempre più comune indossare le scarpe senza calze e senza calzini? Ebbene, in realtà, a livello di comodità, di praticità e di igiene, non ci sono reali vantaggi nel fare questa mossa. A spingere questo trend è puramente un fattore estetico, trainato dai tanti vip e influencer che, negli ultimi anni, si sono fatti fotografare nelle più diverse occasioni indossando delle loafers o dei mocassini senza calza alcuna.

Sono di certo più chiari gli svantaggi dello indossare le scarpe senza calzini. Prima di tutto, va sottolineato il fatto che questa consuetudine è particolarmente diffusa d’estate, ovvero nei mesi in cui i piedi tendenzialmente sudano: non avendo nessuna barriera tra piede e scarpe, il moltiplicarsi di microbi e di batteri è pressoché assicurato, portando con sé non di rado anche cattivi odori. Va poi considerato anche il fattore comodità. Non avendo il calzino come intermezzo, il piede si scontra direttamente con la scarpa, il che spesso dà origine ad abrasioni e vesciche.

Quali scarpe indossare senza calzini?

Quali scarpe indossare senza calzini? Come abbiamo visto, il fatto di togliere dalla discussione le calze può creare diversi problemi di comodità e di igiene. É bene quindi privilegiare scarpe comode e realizzate con materiali di alta qualità, evitando invece di indossare senza calzini delle scarpe che non permettono al piede di respirare. Di certo ci sono delle scarpe che si prestano meglio delle altre a questo trend: si parla in ogni caso di calzature basse, a partire da quelle che per loro natura sembrano fatte apposta per essere calzate senza calzini, come le famose espadrillas o come le scarpe da vela, o ancora, come le ballerine nel caso delle donne. E ancora, è sempre più comune incrociare dei mocassini, delle loafer e delle monks indossate senza calze, anche se va detto che negli eventi informali questa scelta è tendenzialmente errata. Anche taluni modelli di sneakers si prestano a questa usanza, a partire dalle All Star e dalle Vans.

Scarpe senza calze: alcuni consigli

Indubbiamente il nostro consiglio per chi vuole indossare delle scarpe senza calze e calzini è quello di armarsi di un buon deodorante per scarpe, da usare prima e dopo l’utilizzo. É poi fondamentale mantenere ben pulite le scarpe, sapendo che i nostri piedi saranno a contatto diretto, nonché mantenerle perfettamente comode, sapendo che non ci sarà nessun cuscinetto tra i nostri piedi e la tomaia: nei casi di scarpe nuove potrebbe essere necessario armarsi di allargascarpe, per tenere poi a portata di mano dei cerotti per le vesciche da applicare al momento del bisogno!

Ammorbidire le scarpe: ecco come

Come rendere le scarpe più morbide e più comode senza rovinarle? Ecco i metodi giusti e rispettosi

Un paio di scarpe dure o scomode possono rovinare qualsiasi giornata. Che sia una normale giornata di lavoro o magari un giorno passato a visitare una città d’arte, avere a che fare con vesciche e dolori ai piedi non piace proprio a nessuno. Per questo motivo la saggezza popolare insegna sempre di provare con pazienza le scarpe prima di acquistarle, e di fare qualche passo in negozio per assicurarsi che le calzature non pigino troppo. Ma non è tutto qui: prima di usare delle scarpe nuove per eventi particolari che ci porteranno a dover mantenere le stesse scarpe per parecchie ore – pensiamo ai matrimoni ma non solo – è sempre bene indossare quelle calzature nei giorni precedenti, fosse anche in casa, per “abituarle” al piede. Certe volte, però, si ha a che fare con scarpe davvero dure e rigide: ecco quindi come fare per ammorbidire le scarpe in casa, senza il rischio di rovinarle.

Prevenire è meglio che curare

La prima regola è ovviamente quella di prevenire l’insorgere del problema. Ecco quindi l’attenzione già esposta al momento dell’acquisto, nonché le ore di “prova” delle scarpe prima di indossarle fuori casa. Ma non è tutto qui: talvolta a rivelarsi dure e scomode sono delle scarpe “vecchie”, che abbiamo tenuto in scarpiera per mesi. Pensiamo di nuovo alle scarpe eleganti, tendenzialmente in pelle, che si tengono per le occasioni speciali come i matrimoni e altre festività: non è raro che queste scarpe, non utilizzate per parecchio tempo, abbiano dei lenti cedimenti, con la tomaia che, essendo vuota, tende ad abbassarsi. Si ha così a che fare con scarpe più strette e più dure, che risultano scomode o persino dolorose. Il trucco per prevenire questa spiacevole evenienza è quella di usare dei tendiscarpe, ovvero degli oggetti a molla che tengono in forma la scarpa anche quando non la si utilizza. Sul nostro e-commerce di prodotti per le scarpe è possibile trovare sia dei tendiscarpe in legno che dei tendiscarpe in plastica.

I metodi da evitare

Cercando in rete quali sono i metodi per ammorbidire le scarpe si trovano tantissime risposte diverse. Alcune di queste, è vero, possono portare a un sensibile ammorbidimento delle scarpe. Ma spesso questi metodi fai da te nascondono delle insidie, che potrebbero persino peggiorare la situazione. Pensiamo per esempio a chi consiglia di ammorbidire le scarpe usando il phon: nel caso delle scarpe in pelle, però, l’esposizione a una fonte di calore è del tutto sconsigliabile, perché si potrebbe finire per surriscaldare e seccare la pelle, che così perderà il suo aspetto naturale. E ancora, c’è chi consiglia di ammorbidire le scarpe usando dell’acqua tiepida, ma sappiamo fin troppo bene che pelle e cuoio non vanno assolutamente d’accordo con l’umidità, e che inzuppare le scarpe vuol dire andare incontro a muffe, e quindi a odori tutt’altro che piacevoli.

Ammorbidire le scarpe: ecco come fare

Vediamo quindi quali sono i metodi corretti per ammorbidire le scarpe. Prima di tutto, per mantenere le scarpe in pelle morbide e comode nel tempo, il suggerimento è quello di usare delle apposite creme per scarpe in pelle, che oltre a tenerle pulite aiutano a nutrire la pelle e a mantenerla in perfetta forma, e quindi comoda. Nel caso in cui si desideri ammorbidire ulteriormente le scarpe, lo strumento perfetto è costituito dallo spray allargascarpe, da usare eventualmente insieme all’apposito strumento per allargare le calzature: così facendo si riuscirà a far cedere leggermente la tomaia senza il rischio di rovinarla.

Abbassare il tacco delle scarpe: si può?

É possibile accorciare il tacco delle scarpe? Vediamo come, quando e quanto è possibile abbassare i tacchi alti

Non è facile trovare le scarpe giuste. Ci sono tanti fattori in gioco, a partire dall’estetica delle calzature in sé, dagli accostamenti con i vestiti presenti nel proprio armadio, dalla comodità, dalla misura, dal budget a disposizione e via dicendo. E ci sono occasioni in cui trovare le scarpe perfette è ancora più difficile. Pensiamo per esempio alle future spose alla ricerca delle calzature che indosseranno nel giorno tanto atteso: dopo mesi e mesi passati a scegliere il vestito da sposa, arriva il momento in cui è necessario pensare alle scarpe, e ci si accorge spesso che questa decisione è ancora più difficile rispetto a quella fatta per il vestito. Questo perché, una volta scelto il vestito da sposa, sono stati posti dei paletti riguardo a colori, stile e tessuti, paletti che devono essere rispettati per la scelta delle scarpe, rendendo spesso tutto ancora più difficoltoso. Ed è così che non ci si stupisce affatto nel ritrovarsi con delle future spose che si domandano se è possibile abbassare il tacco delle scarpe. Dopo aver preso in considerazione decine e decine di scarpe hanno infatti trovato il paio perfetto, della forma, del colore e dei materiali ideali, magari persino comode. Il tacco, però, è troppo alto. Ecco quindi che arriva l’idea: sarà possibile accorciare il tacco delle scarpe? Vediamo insieme come, quando e quanto è possibile abbassare i tacchi alti!

Quando abbassare il tacco delle scarpe

Partiamo con il dare una risposta: sì, abbassare il tacco delle scarpe è possibile. E questa è una buona notizia. Ma c’è anche una cattiva notizia: in generale, accorciare i tacchi non è una pratica consigliata. Perché le scarpe hanno un loro equilibrio, perché si rischia di rovinarle, e via dicendo. Va peraltro detto che, a prescindere, non tutte le calzature con il tacco alto si prestano a questa modifica. Possiamo quindi affermare che è possibile pensare seriamente di abbassare il tacco delle scarpe quando davvero non ci sono alternative. Pensiamo alle future spose di cui sopra che si sono davvero innamorate di un paio preciso di scarpe e che non ne trovano altre di simili, o a quelle donne che da anni hanno un paio di scarpe da urlo nella scarpiera ma che non vengono mai messe, proprio perché troppo alte. Detto questo, vediamo come abbassare il tacco delle scarpe.

Come abbassare il tacco delle scarpe?

Non ci sono dubbi, se si desidera abbassare il tacco delle scarpe, il fai da te è assolutamente da evitare. Il nostro consiglio è quindi quello di contattare un calzolaio, e richiedere se è disposto a fare questo servizio: probabilmente questo artigiano, prima di dare una risposta, chiederà di vedere le calzature in questione, per decidere se è o meno il caso di procedere seguendo quella direzione.

Di quanto è possibile accorciare i tacchi alti?

Ecco la domanda che sorge naturale dopo aver scoperto che sì, in linea teorica, a volte, è possibile abbassare i tacchi delle scarpe. Di quanto è possibile accorciarli? Ebbene, di poco: bisogna infatti comprendere che le scarpe sono costruite su degli equilibri non casuali. Tagliando il tacco, peraltro, si andrà a cambiare l’inclinazione della scarpa, così da avere una punta che guarda all’insù. Ecco quindi che, di solito, si evita di tagliare più di un centimetro o di un centimetro e mezzo, per non rischiare di rovinare la linea complessiva della scarpa, di rendere le scarpe scomode o persino pericolose. Esatto: perché tagliando il tacco cambierà per forza di cose anche la sua inclinazione, aumentando lo stress a suo carico.

Come organizzare la scarpiera

Vediamo come organizzare al meglio le scarpe, per tenere in ordine l’appartamento e per mantenere belle e sane le nostre calzature nel tempo

Un paio di scarpe da ginnastica per la palestra, un paio di stivali per la stagione fredda, delle sneakers per il lavoro o per l’università, un paio di scarpe per il jogging, un paio di scarpe per gli eventi importanti, gli scarponcini da trekking, le ciabatte per la spiaggia, quelle per la piscina… queste sono solamente alcune delle scarpe che praticamente tutti abbiamo in casa. E se c’è chi si limita a questo “stretto necessario”, ci sono anche tante persone che hanno un numero di gran lunga superiore di scarpe, alle quali si sommano quelle delle altre persone che vivono in casa. Organizzare la scarpiera in modo efficace diventa dunque indispensabile, per tre motivi diversi. Prima di tutto, per sapere sempre dove sono le scarpe desiderate, in modo da non doverle cercare per casa quando le si utilizza. In secondo luogo perché, pur essendo spesso le nostre scarpe dei piccoli lavori di design, è pur sempre vero che le calzature intorno per l’appartamento creano disordine. Infine, perché le scarpe, per durare a lungo, devono essere riposte con cura e con delle attenzioni particolari, meglio ancora se all’interno di un ambiente protetto come è la scarpiera.

Vediamo quindi i più importanti consigli per organizzare la scarpiera in casa: buona lettura!

Come organizzare la scarpiera: i nostri consigli

  • Fuori tutto: al momento di organizzare la scarpiera, il primo passo da fare è svuotare completamente questo mobile, per avere la certezza di poter ripartire da zero. Il cambio di stagione è quindi indubbiamente l’attimo perfetto per ripensare la scarpiera. Svuotiamola, puliamola e lasciamo le sue ante aperte per un po’, per farle prendere un po’ d’aria.
  • Usare lo spazio nel modo migliore: come disporre le scarpe all’interno della scarpiera? Di certo ci sono scarpiere più o meno grandi, che possono contenere più o meno scarpe. Di regole assolute sulla disposizione delle calzature tra questi scaffali non ne esistono, ma di certo esistono alcuni consigli per fare un buon lavoro nell’organizzare la scarpiera. Prima di tutto dobbiamo andare a individuare, se presente, lo scaffale più spazioso, il quale è posizionato tendenzialmente in basso: lì andremo a posizionare le scarpe più voluminose, come stivali e scarponcini.
  • Come disporre le scarpe: altre scarpe possono essere disposte seguendo metodi diversi: l’importante è sceglierne uno ed essere coerenti. È possibile per esempio disporre le scarpe base al loro utilizzo, mettendo sugli scaffali più facilmente raggiungibili le scarpe che utilizziamo più spesso, riservando invece gli altri scaffali per le calzature con un uso meno frequente. O ancora, è possibile posizionare le scarpe più scure in basso e quelle più chiare in alto, cosicché si sporcheranno meno. Per lo stesso ragionamento, le scarpe scamosciate e in pelle, più delicate, andranno posizionate in alto, per posizionare invece in basso quelle in tela o in gomma.
  • Pulire le scarpe prima di inserirle: nella scarpiera non dovrebbero mai entrare scarpe sporche, per non portare sporcizia tra gli scaffali e perché le calzature sporche si deteriorano prima. Per questo vicino alla scarpiera, o al suo interno, ci dovrebbe sempre essere un set per la pulizia per le scarpe, completo di spazzole, detergenti, lucidi e impermeabilizzanti spray. È inoltre buona norma spruzzare del deodorante all’interno delle scarpe prima di riporle, per trovarle profumate e igienizzate al momento dell’utilizzo.
  • Mantenere le scarpe in forma: soprattutto chi ha a che fare con scarpe di valore e in pelle dovrebbe prendere in seria considerazione l’idea di mantenerle in perfetta forma usando un tendiscarpe. Così facendo non si avranno i classici cedimenti dovuti all’inutilizzo, che portano a scomodità nonché ad antiestetiche crepe e pieghe.
  • Il calzascarpe al posto giusto: mettere un calzascarpe vicino alla scarpiera garantisce due vantaggi. Sarà più facile infilare e togliere le scarpe, e le stesse calzature si rovineranno molto meno, senza essere “stressate” ogni volta che vengono infilate!

Divano in pelle: il colore giusto

Qual è il colore giusto per il tuo nuovo divano in pelle? Ecco qualche consiglio in relazione al contesto del tuo appartamento

La scelta del divano in pelle perfetto per l’appartamento non è mai facile. Le variabili in gioco sono tante, tantissime, a partire per esempio dalle dimensioni del divano e dalla struttura, che può essere piccolo e in linea o grande e ad angolo. Ma non è tutto qui, cambia anche lo stile, e cambia anche il tipo di pelle. Nel caso dei divani vengono infatti usati similpelle e cuoio rigenerato, finta pelle nonché la crosta e, ovviamente, la pelle primo fiore, per arrivare a pelle pieno fiore e al nabuk. L’ultima scelta da fare è, infine, quella relativa al colore giusto: vediamo i fattori da prendere in considerazione.

Il colore del divano in pelle: considerazioni generali

Prima di vedere i singoli casi, facciamo qualche considerazione generale sui colori del divano in base al contesto dell’appartamento in cui verrà posizionato. Pensiamo, per esempio, se questa comoda seduta avrà spesso a che fare con dei bambini. Bimbi e macchie, si sa, vanno a braccetto, a causa delle mani sporche di marmellata o di Nutella o più decisamente a causa di pennarelli usati sugli arredi anziché sui fogli. Da qui dunque la prima considerazione: in una casa con bambini scegliere dei divani in pelle di colore chiaro può essere più rischioso, perché sarà più difficile eliminare o minimizzare eventuali macchie.
É poi necessario pensare alle dimensioni dello spazio in cui verrà inserito; non esistono regole assolute, ma sicuramente un divano chiaro tenderà a rendere l’ambiente più spazioso, laddove invece il divano scuro, o dai colori vivaci, sarà da prendere in considerazione soprattutto in caso di spazi ampi. In generale, peraltro, i colori più sgargianti funzionano meglio sui divani piccoli, laddove le tinte neutre danno il meglio sui modelli grandi. Infine, sarà certo importante valutare l’illuminazione dell’ambiente, sapendo che un divano scuro tenderà a rendere ancora più cupa una stanza già di per sé poco luminosa.

Scegliere la tinta del divano in base allo stile dell’appartamento

Lo stile scelto per arredare l’appartamento la dice lunga sui colori che meglio possono completare gli spazi. Vediamo qualche esempio:

  • Un soggiorno con arredamento moderno ed elegante: di certo in un salotto arredato in modo lineare e moderno, magari con complementi d’arredo di design e dettagli metallici, è possibile prendere in considerazione un divano in pelle nera, a sua volta eventualmente con piedi in metallo.
  • Un salotto scandinavo: e se invece lo stile contemporaneo virasse decisamente verso il nord? In quel caso, se lo stile è quello tipicamente pulito del design scandinavo, il divano in pelle bianca può sicuramente rappresentare la soluzione migliore, bambini permettendo.
  • Un living classico con un tocco di originalità: chi desidera un ambiente elegante, pur non desiderando un divano nero – che può risultare inflazionato in certi casi – può optare per un più originale divano in pelle blu, decisamente elegante. Certo, il blu va saputo inserire nell’ambiente: il trucco è spesso quello di inserire nello spazio complementi d’arredo o accessori dai colori accesi, per ridurre la rigidità cromatica.
  • Un soggiorno boho: in questi ultimi anni non si può certamente parlare di stili d’arredo senza guardare allo stile boho. In questo caso a farla da padrone è certamente il divano in pelle marrone, sia in pelle chiara che scura. Del resto il marrone può dire la sua in molti ambienti, anche più chic; accostare un divano in pelle marrone con cuscini e stampe dai sapori esotici può essere la soluzione perfetta.

Ora non ti resta che scegliere il divano perfetto per il tuo soggiorno e curarlo nel tempo: scopri nel nostro e-commerce tutti i prodotti per la pulizia dei divani in pelle!

 

Tacchi rovinati: cosa fare?

Cosa fare in caso di tacchi rovinati? Ecco le opzioni che ti si parano davanti quando i tacchi sono deteriorati

Tutte le parti di una scarpe sono sottoposte a usura. La tomaia può rovinarsi nel tempo per colpa degli urti, dell’umidità, dello sporco, delle tensioni e via dicendo. La fodera interna può strapparsi, i lacci possono sbiadirsi o rompersi. La suola è soggetta a un graduale consumo per via dell’utilizzo e i tacchi, beh, i tacchi delle scarpe sono estremamente esposti. E questo vale sia per i tacchi bassi che per i tacchi alti, i quali anzi sono ancora di più vittima dell’usura e delle botte; basta del resto un passo falso, a volte – in caso di scarpe di qualità bassa o con dei difetti di produzione – per ritrovarsi con un tacco rotto o staccato. Ma cosa fare nel momento in cui ci si trova tra le mani un paio di scarpe con dei tacchi rovinati? Le opzioni sono, alla fine dei conti, tre: vediamole insieme.

Buttare le scarpe

La prima opzione è ovviamente quella di buttare le scarpe. In quali casi questa è l’opzione migliore? Semplice: nel momento in cui la totalità della scarpa presenta dei problemi, e quindi a livello di tomaia e di suola, la rottura o il deterioramento dei tacchi non è che la goccia che fa traboccare il vaso, e che deve portare al pensionamento delle scarpe. Questo perché il restauro di un paio di scarpe in ogni sua parte, dalla suola alla tomaia passando per i tacchi, sarebbe davvero poco conveniente, eccezion fatta per calzature particolarmente pregiate.

Tacchi rovinati: ripristinarli con la vernice per tacchi

E se invece le scarpe, al di là dei tacchi rovinati, si presentassero in buone condizioni? Va detto che delle scarpe in condizioni non disastrose possono quasi sempre essere rimesse a nuovo, con delle creme lucidanti oppure, nei casi peggiori, con delle vernici per scarpe. Potresti per esempio avere a che fare con delle scarpe in pelle lucida rossa che, però, nel tempo hanno perso smalto. In quel caso sarà possibile colorare nuovamente la tomaia, usando un’apposita tintura per scarpe in pelle, dopo aver pulito alla perfezione la tomaia.
Nel nostro caso specifico, va sottolineato che esistono anche delle tinture per tacchi, e quindi delle vernici pensate per andare a “restaurare” i tacchi, permettendo per esempio di cancellare botte e graffi che ne compromettono la figura complessiva. Nel nostro e-commerce di prodotti per scarpe è possibile per esempio trovare la vernice per tacchi Prestige Regoloring Shoe, fatta per l’appunto per tacchi e ritocchi: questa vernice, in piccoli flaconi da 25 millilitri, è presente in tre colorazioni differenti, ovvero nero, marrone e blu navy, per restaurare diverse tipologie di tacchi, e perché no, per portare un nuovo colore su scarpe che nel tempo hanno finito per stufare.

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Tacchi deteriorati, rotti o staccati: l’opzione calzolaio

Cosa fare invece nel caso in cui i tacchi non risultino semplicemente graffiati o decolorati, quanto invece staccati o rotti? In tal caso, se si desidera recuperare le scarpe, l’unica opzione è rappresentata dal calzolaio, ovvero dal professionista che potrà prima di tutto valutare se la sostituzione e la riparazione del tacco è possibile, e in secondo luogo procedere con la messa a nuovo del tacco. La sostituzione di un tacco, soprattutto se alto, è infatti un’operazione da affidare a un professionista, per non rovinare del tutto le scarpe e per non farsi male durante il successivo utilizzo della scarpa!

Risuolare le scarpe: quando conviene?

Quando conviene affrontare la risuolatura delle scarpe? E quando è meglio lasciar perdere?

Qual è la parte delle scarpe che si consuma per prima? Quando si parla di scarpe perfettamente curate nel tempo, pulite regolarmente, tenute lontane dall’umidità e dalle fonti di calore, calzate usando un calzante e riposte per i lunghi periodi di riposto usando un tendiscarpe, la risposta è ovvia: la suola. Questo vale per tutte le scarpe di qualità che vengono utilizzate regolarmente, per andare a lavoro, per ballare, per camminare in montagna e via dicendo. La tomaia, se curata nel tempo, può durare a lungo. Nel caso delle scarpe in pelle, anzi, la tomaia di pelle può durare una vita, a patto di essere pulita con i giusti detergenti ed essere nutrita e protetta con le apposite creme. È diverso invece il discorso per la suola: quella, dato l’utilizzo e la sua natura, non può che consumarsi pian piano nel tempo. Ecco allora che non ci si può domandare se effettivamente conviene o meno risuolare le scarpe. Da cosa dipende questa decisione? Ebbene, ovviamente entrano in gioco valori come la comodità delle scarpe, l’eventuale valore affettivo, la difficoltà di trovare scarpe parimenti comode e belle, nonché ovviamente il fattore economico. Quanto costa risuolare le scarpe? Questa è la domanda che ci si deve porre, per capire se – in base a comodità, affezione e via dicendo – convenga o meno procedere con la risuolatura.

La risuolatura delle scarpe da montagna

Indubbiamente tra le scarpe che più spesso vengono sottoposte a risuolatura ci sono le calzature da montagna. Parliamo di scarpe che, infatti, sono pensate per essere utilizzate su terreni impervi e tecnici, che per dare tenuta sono costruite spesso a carrarmato, e che si consumano pian piano nel tempo. Il problema è che uno scarpone d’alpinismo o una scarpa d’avvicinamento, una volta consumate, diventano pericolose: in ambiente montano basta un piccolo scivolamento per andare incontro a infortuni molto gravi. Per questo motivo la risuolatura delle scarpe da montagna è molto comune. Ma quanto costa? Ebbene, i prezzi per risuolare le scarpe cambiano in modo importante in base alla suola usata, in base al tipo di scarpa (scarpone, scarpa da avvicinamento, scarpa da trail running) e in base al calzolaio. In linea di massima, però, è possibile risuolare una scarpa da trekking con una spesa compresa tra i 20 e i 50 euro; nel caso in cui sia necessario cambiare anche il fascione dello scarpone, sarà necessario aggiungere una decina d’euro. Tra le calzature che vengono sottoposte spesso e volentieri a risuolatura ci sono poi le scarpette d’arrampicata, per avere sempre un buon grip: di solito i prezzi si aggirano tra i 25 e i 45 euro.

Risuolare le scarpe eleganti

E quando conviene invece risuolare le scarpe eleganti, come quelle in pelle? Ebbene, in questo caso tutto dipende dal valore che si riconosce a quelle precise calzature. In linea generale, in ogni caso, risuolare le scarpe costerà sempre meno che acquistarne un paio di identiche e nuove. Questa operazione, però, vale la pena nel caso di scarpe in pelle di qualità, con la tomaia in buono stato. Va peraltro detto che ci sono tante scarpe in pelle di pregio che sono costruite fin dall’inizio per permettere un’agile risuolatura. Si pensi per esempio alle scarpe in pelle caratterizzate dalla lavorazione Blake, ovvero quella lavorazione inventata da Lymann Reed Blacke a metà Ottocento: si tratta di una tecnica che permette di fermare con un’unica cucitura suola, fodera, tomaia nonché sottopiede. Questa lavorazione ha il vantaggio di garantire delle scarpe molto leggere, con una suola sottile, e più facile da sostituire. Va però detto che risuolare scarpe in pelle di alta qualità potrebbe essere piuttosto caro: i migliori calzolai, per la risuolatura completa con suola in vero cuoio, possono benissimo domandare più di 100 euro.

Come far durare le scarpe di pelle a lungo: 10 consigli

Come far resistere delle buone calzature in pelle nel tempo? Ecco 10 consigli da seguire

Le scarpe in pelle possono durare moltissimo tempo, soprattutto se di qualità. Quando si trova il paio giusto, del resto, si vorrebbe tenerlo per tanti anni. Un po’ perché le scarpe in pelle non passano mai di moda, soprattutto i modelli classici; un po’ perché le scarpe in pelle di qualità costano, e si desidera quindi far valere il proprio investimento; un po’ perché le scarpe in pelle, una volta indossate un paio di volte, possono diventare comodissime, conformandosi ai nostri piedi. Ma come far durare le scarpe di pelle a lungo? Ecco 10 consigli!

Come far durare le scarpe di pelle a lungo

1. Pulirle regolarmente: le scarpe in pelle vanno pulite regolarmente, per il semplice fatto che fango e polvere tendono a rovinare la tomaia. Il consiglio è quindi quello di dare una pulizia veloce – giusto una spolverata – praticamente a ogni utilizzo, riservandosi poi – magari una volta alla settimana – una seduta di pulizia vera e proprie usando detergente per scarpe e lucido per scarpe in caso di pelle liscia.
2. Pulirle con prodotti appositi: mai pulire le scarpe con detergenti generici o non studiati appositamente per le scarpe in pelle. Non parliamo infatti di un tessuto sintetico, né di cotone: la pelle, per restare bella e forte nel tempo, ha bisogno di un detergente delicato, non aggressivo, nonché di nutrienti ed elementi idratanti. Questo significa che solo i prodotti per la pulizia delle scarpe in pelle possono fare al caso nostro.
3. La spazzola giusta: non esiste set per la pulizia delle scarpe che non presenti una, due o tre spazzole. É bene usare quella giusta, e quindi non troppo dura, e pulita – o al massimo usata su scarpe scure per pulire scarpe scure, e su scarpe chiare per pulire scarpe chiare.
4. Usare il calzascarpe: anche il modo in cui si indossano le scarpe può fare la differenza. Chi tira eccessivamente le calzature – soprattutto nel caso degli stivali – rischia alla lunga di deformare la tomaia. Molto meglio eventualmente usare un calzascarpe (anche detto calzante), per infilare e per sfilare le calzature senza fare danni.
5. Umidità nemica: il grande nemico delle scarpe in pelle è l’umidità. Per questo motivo è bene lavarle senza acqua, stare lontani per quanto possibile dalle pozzanghere, nonché ricordarsi di asciugarle per tempo quando bagnate, per poi ricordarsi di riporle in ambienti bene asciutti.
6. Un utilizzo regolare: le scarpe, per durare a lungo, devono essere utilizzate, senza lasciar passare troppo tempo senza indossarle. Meglio non lasciare dunque per un anno delle scarpe senza usarle almeno per un paio d’ore! Ma non bisogna nemmeno usare lo stesso paio di scarpe tutti i giorni: meglio lasciarle respirare di tanto in tanto, alternandole magari con un altro paio!
7. Spray impermeabilizzante: si è detto che l’umidità è nemica della tomaia in pelle. Gli spray impermeabilizzanti per scarpe aiutano a mantenere lontana l’umidità, nonché a mantenere le scarpe ben pulite!
8. Mai vicino a fonti di calore: si potrebbe essere tentati di mettere le scarpe bagnate ad asciugare vicino a un termosifone, o magari di usare un asciugacapelli. Sarebbe un grande errore: mai esporre le scarpe in pelle a una fonte di calore, che seccherebbe la pelle.
9. Il calzolaio è tuo amico: le tue scarpe hanno la suola del tutto usurata, o un tacco malandato? Prendi in considerazione di rivolgerti a un calzolaio prima di buttarle!
10. Usare il tendiscarpe: vuoi avere la certezza che le tue scarpe non si rovinino tra un utilizzo e l’altro? Forse utilizzi le tue scarpe eleganti solamente il fine settimana, o magari solo una decina di volte l’anno, o perfino meno. Meglio quindi tenerle in forma con un buon tendiscarpe!

Come lavare i lacci delle scarpe

Come far tornare le stringhe delle scarpe come nuove? Ecco una guida per il lavaggio dei lacci efficace, sia per stringhe bianche che per stringhe colorate

Avere delle scarpe perfettamente pulite, rimesse a nuovo settimana dopo settimana con i migliori prodotti per la pulizia delle scarpe, può risultare poco utile in caso di stringhe sporche. Ma come lavare i lacci delle scarpe? Ebbene, di stringhe per calzature ne esistono davvero di tante tipologie diverse. Indubbiamente i classici lacci per scarpe tondi, in cotone cerato, tendono a sporcarsi molto meno, in virtù della loro superficie per l’appunto liscia, che non trattiene lo sporco. In quel caso di fatto per pulire le stringhe non serve fare altro che prendere un panno leggermente inumidito e passarlo intorno ai lacci, in modo da togliere facilmente lo sporco.

É diverso il discorso per i lacci non cerati, come sono tipicamente i lacci piatti delle scarpe da ginnastica o delle sneakers. In questi casi lavare i lacci può essere leggermente più complicato. Vediamo come fare, senza fare danni!

Pulire le stringhe colorate delle scarpe

Vediamo come lavare i lacci colorati delle scarpe: si tratta di una procedura piuttosto semplice. Si dovrà partire togliendo le stringhe dalle scarpe e, una volta sfilate completamente, si potrà procedere togliendo lo sporco più superficiale, usando per esempio un vecchio spazzolino o una spazzola per scarpe pulita. A questo punto si potrà procedere con il lavaggio vero e proprio, che può essere fatto in acqua con del normale detersivo, sia a mano che in lavatrice (come invece non si dovrebbe mai fare con le scarpe, che non dovrebbero mai essere né inzuppate d’acqua, né sballottolate dalla lavatrice). Dopo averli lavati, i lacci dovranno essere stesi ad asciugare, con calma, senza esporli a eccessive fonti di calore.

Come lavare i lacci delle scarpe bianchi

Più complesso, ma non troppo, è il lavaggio delle stringhe per scarpe bianche, come sono molto spesso i lacci su scarpe da ginnastica e da passeggio. Va detto che queste stringhe possono essere fatte sia in puro cotone, sia in fibre sintetiche.
Nel caso dei lacci in cotone è possibile utilizzare del normale detersivo, così come per quanto riguarda le fibre sintetiche. Ma attenzione: con il tempo entrambe queste tipologie di stringhe tenderanno a ingiallire. Ecco allora che, nel caso delle stringhe in cotone per scarpe, sarà possibile usare sia il cloro che la candeggina, laddove nel caso delle stringhe sintetiche sarà bene evitare il cloro, che potrebbe peggiorare la situazione.

I lacci non tornano perfetti? È il momento di sostituirli

Talvolta è però impossibile riportare le stringhe per scarpe al loro antico splendore, per delle macchie particolarmente ostinate o per una visibile usura. Ecco allora che l’unica opzione, per non dover pensionare le scarpe, è quella di sostituire le stringhe. Nel nostro e-commerce di prodotti per scarpe è possibile trovare lacci per scarpe di qualsiasi tipo, da quelli tondi a quelli piatti, di diverse lunghezze e dei più differenti colori. Sarà dunque possibile acquistare online dei lacci per scarpe del tutto simili a quelli precedenti oppure, per dare un tocco di novità alle scarpe, cambiare colore, sapendo peraltro che esistono stringhe per scarpe decisamente originali, con decorazioni di vario tipo.

Uomo, stivali con abito: si può?

Si sbaglia a indossare gli stivali con il completo? Quali sono i modelli di stivaletti che possono essere abbinati a un abito, e quali invece non sono assolutamente da prendere in considerazione?

Durante i mesi invernali ci si potrebbe trovare nella situazione di prendere in considerazione l’abbinamento completo e stivaletti. Certo, durante i mesi primaverili ed estivi, quando l’uomo indossa un abito, le calzature che vengono subito in mente sono le classiche Oxford, nonché le altrettanto canoniche Derby. Ma attenzione, quando le temperature si abbassano è possibile anche introdurre delle varianti, aggiornando l’outfit in chiave invernale, osando quindi con degli stivaletti. Tutto sta a individuare ovviamente la tipologia di stivaletti che effettivamente possono essere indossati anche nelle occasioni eleganti: alcuni modelli infatti non dovrebbero mai e poi mai essere calzati con un completo, per essere invece usati semplicemente con dei jeans. Vediamo, dunque, quali stivali indossare con l’abito e quali invece no.

Stivali con abito: quali non indossare

Partiamo dai divieti, ovvero dagli stivali e stivaletti che non dovrebbero mai essere presi in considerazione per essere indossati con un abito. Il primo grande, gradissimo no è da assegnare agli stivali da cowboy, ovvero ai cosiddetti western boots, con o senza puntale a punta. Questi stivali andrebbero infatti calzati solo con outfit coerenti, in versione rocker o country, senza pensare di avvicinarli a un completo oppure a una cravatta. Fin qui non ci sono certo sorprese. Vanno poi eliminati dalla lista tutti gli stivali alti in generale, che quindi vanno oltre la caviglia arrivando al polpaccio: questi possono essere indossati con dei jeans skinny, e con poco altro.

E ancora, non dovrebbero essere mai indossati con l’abito nemmeno gli stivali a scarponcino, quelli per capirci modello Timberland, che sono pensati per essere usati in un outfit decisamente più casual, e quindi con jeans regular, maglione e perché no, giacca parka.

Altre scarpe “alte” da escludere quando si tira in ballo un completo sono i Desert Boots, che si sposano invece alla perfezione con dei chinos.

Fin qui, dunque, abbiamo visto gli stivaletti da evitare assolutamente quando si indossa l’abito. Vediamo ora quali stivali premiare con giacca e cravatta!

Stivaletti con completo: quali indossare

Indubbiamente, quando arriva l’ora di abbinare degli stivali a un abito, la soluzione più facile è rappresentata dai Chelsea Boots, degli stivaletti estremamente versatili. Parliamo dei famosi stivaletti di altezza medio bassa, che arrivano a livello della caviglia – e più precisamente all’altezza del malleolo – e che presentano le caratteristiche fasce elastiche ai lati, così da poter essere indossati e tolti molto comodamente. Resistenti e pratici, non stupisce il fatto che siano stati inventati nell’Ottocento a uso dei cavallerizzi.

Quindi sì, è possibile senz’altro indossare degli stivali Chelsea con un abito: l’importante è trovare il colore giusto, tenendo in considerazione quello del completo e quello della cravatta. I Chelsea non sono peraltro l’unica soluzione. Anche gli stivaletti in vernice possono essere certamente presi i considerazione quando si tratta di abiti, e anzi, il risultato sarà ancora più elegante. Chi vuole qualcosa di più originale può peraltro optare per degli stivaletti elaborati wingtip, da dandy, flessibili quanto a utilizzo quanto i già visti Chelsea Boots.

Ora non ti resta che pensare al colore, e soprattutto a pulire alla perfezione i tuoi stivaletti alla perfezione: nel nostro e-commerce trovi tutti i migliori prodotti per la pulizia delle scarpe in pelle!

Glossario per calzolai: dalla P alla R

Eccoci con il quinto capitolo dedicato al lessico del mondo delle scarpe: questa settimana proseguiamo dalla lettera P alla lettera R

Per chi si fosse perso le puntate precedenti, questo è il quinto articolo del nostro blog dedicato al glossario del mondo delle scarpe: abbiamo già visto il glossario dalla lettera A alla lettera B, dalla lettera C alla lettera D, dalla lettera E alla lettera I e dalla lettera L alla lettera O. Oggi andremo avanti con un altro pezzetto di lessico, guardando i principali termini di questo settore tra la lettera P e la lettera R. Buona lettura!

PANTOFOLA – con il termine pantofola si indica una calzatura pensata squisitamente per essere utilizzata in casa. Si tratta infatti di una calzatura bassa, anche detta pianella, tendenzialmente aperta sul di dietro. Esistono pantofole più o meno morbide, più o meno calde; si parla in ogni caso di una calzatura tendenzialmente invernale, che differisce dalla ciabatta essendo chiusa sul davanti. Si tratta insomma della tipica calzatura da riposo durante il periodo freddo.

PELLE – ci si riferisce al pellame usato per la realizzazione di scarpe. Nel caso della pelle di bovino, la parte più ricercata, in quanto decisamente robusta e resistente, è quella che si trova ai lati della colonna vertebrale dell’animale, perfetta per gran parte della tomaia. Va peraltro detto che ogni parte della scarpa ha delle zone preferite: il puntale (vedremo tra poco di cosa si tratta) è fatto per esempio tendenzialmente con la pelle presente sui fianchi.

PLANTARE –  i plantari sono delle solette speciali che vengono inserite all’intero della scarpa – al posto della soletta già prevista dal produttore – e che vanno a correggere dei difetti posturali. Si usano plantari ortopedici nel caso di piedi piatti e di piedi cavi, nonché per problemi al tendine d’Achille, dolori alle ginocchia oppure alla schiena.

PLATEAU –  con questo termine ci si riferisce alla suola marcatamente rialzata che è possibile trovare in diverse scarpe da donna con tacchi alti. Si tratta dunque di un tipo di suola che permette di alzare anche la parte anteriore della scarpa, così da poter utilizzare dei tacchi molto alti pur senza rendere la calzatura scomoda. Il plateau si trova su scarpe decolleté come su stivali.

PLATFORM –  diversamente dal plateau, la piattaforma, in inglese platform, è un rialzo che viene applicato su tutta la parte inferiore della scarpa, andando quindi a creare una zeppa di qualche centimetro al di sotto della calzatura.

PUNTA A CODA DI RONDINE – si tratta di una punta classica delle scarpe in pelle eleganti, che forma per l’appunto una forma che può essere simile a una coda di rondine oppure a un cuore.

PUNZONATURE – le punzonature sono dei piccoli fori, ognuno delle stesse dimensioni, che vanno a decorare la tomaia di una scarpa in pelle, creando diversi disegni, attraverso linee dritte e curve.

PUNTALE – si tratta di un rinforzo in pelle posizionato nella parte anteriore finale della scarpa, per conferire maggiore resistenza. Può essere sia interno che esterno

RASPA – la raspa è uno degli attrezzi tipici del calzolaio. Si tratta di un attrezzo metallico, per certi versi simile alla raspa del falegname, che permette di asportare manualmente le eccedenze dai bordi dei tacchi e della suola, che per mezzo della raspa vengono “parificati”.

RISUOLATURA – la risuolatura è un processo che permette di cambiare la suola di una scarpa. Si tratta di un servizio che viene solitamente richiesto per scarpe in pelle di pregio, oppure per scarponi alpinistici, o ancora, per scarpette d’arrampicata.

Camminare sul ghiaccio: regole per non cadere

Come camminare sul ghiaccio senza cadere? Ecco i consigli per evitare rovinose cadute su marciapeidi ghiacciati!

L’inverno porta sicuramente con sé tantissimi elementi belli o persino stupendi. Pensiamo ai boschi innevati, al cielo perfettamente azzurro e terso, alle sciate in compagnia, al piacere di mettersi davanti a un fuoco acceso con una bella tazza di tè o di cioccolata calda… Ma ci sono anche dei punti negativi che non possono essere trascurati, nemmeno dai più accaniti fan dei mesi invernali. Le temperature basse possono portare con sé i tipici malanni di stagione, e possono anche ghiacciare le strade, che diventano così particolarmente pericolose, sia per chi guida in auto che per chi, semplicemente, cammina. Ma se per le auto ci sono degli strumenti ben precisi come pneumatici invernali ed eventualmente catene, nel caso delle scarpe, a livello urbano, non ci sono soluzioni equivalenti. Vale quindi la pena studiare le regole per non cadere quando si deve camminare sul ghiaccio, prendendo spunto magari dalla saggezza delle popolazioni scandinave, che hanno a che fare con strade e marciapiedi ghiacciati per molti mesi!

Camminare sul ghiaccio senza cadere: ecco come fare

Probabilmente ai tuoi piedi hai un bel paio di scarpe pesanti per affrontare il freddo urbano con una certa efficaci: nella maggior parte dei casi si parla di scarpe, stivaletti o persino scarponcini in pelle, da trattare preferibilmente con uno spray impermeabilizzante per scarpe per tenerli puliti e asciutti più a lungo. Vediamo ora come usare al meglio le nostre scarpe invernali per camminare sul ghiaccio riducendo al minimo i problemi:

  • Evitare il ghiaccio che si scoglie: ecco una prima importante accortezza per camminare sul ghiaccio senza cadere, evitando scivoloni rovinosi. Tutto il ghiaccio è scivoloso, su questo non ci sono dubbi. Alcuni tipi di ghiaccio, però, sono ancora più minacciosi. È il caso del ghiaccio che si sta sciogliendo, e che sopra di sé ha quindi una patina bagnata, che lo rende ancora più scivoloso: meglio evitare di metterci sopra i piedi!
  • Camminare come un pinguino: i pinguini si muovono regolarmente sul ghiaccio, e cadono piuttosto raramente. Ecco quindi che imitare la loro andatura è un buon metodo per evitare cadute. Lo sanno bene norvegesi, svedesi, finlandesi e islandesi: il trucco è muoversi a passi brevi, spostando ad ogni passo il baricentro sulla gamba che si sposta in avanti, appoggiando sulla superficie il piede piatto, così da evitare la perdita di equilibrio che potrebbe risultare dall’appoggio di tacco e poi di punta.
  • Tacco chiodato: per avere la massima protezione mentre si cammina sul ghiaccio ci vorrebbero ovviamente dei ramponcini, ma nessuno di noi vorrebbe indossare questi strumenti alpinistici per camminare i città. Ecco allora che la soluzione perfetta e soprattutto discreta è costituita dai tacchi invernali, ovvero dei tacchi con inserto per superfici ghiacciate; questo inserto, al momento del bisogno, può essere “girato”, in modo da esporre dei piccoli chiodi metallici che faranno presa sul ghiaccio.
  • Ghiaia uguale stabilità: tipicamente, per rendere meno rischioso camminare su dei marciapiedi ghiacciati e non perfettamente spalati, le amministrazioni comunali spargono su di essi della ghiaia, la quale rende questa superficie scivolosa decisamente più affrontabile. Meglio quindi seguire la ghiaia per non cadere.
  • Evitare fondi già di per sé scivolosi: a volte la superficie ghiacciata è una sottilissima pellicola, difficile da notare. Ecco allora che in questi casi è meglio agire preventivamente, evitando fondi che potrebbero risultare minacciosi anche a fronte di una quantità minima di ghiaccio: lastre di marmo, strisce verniciate a bordo strada, strisce dei passaggi pedonali e via dicendo.

Anche con tutti questi accorgimenti, di tanto in tanto si finisce comunque per cadere sul ghiaccio. A patto di muoversi adagio, di essere all’erta, di non affrontare discese ripide, di avere le mani libere e indossando magari giacconi imbottiti e guanti, la caduta sarà probabilmente senza conseguenze: il trucco in questo caso è farsi una risata e alzarsi come se nulla fosse successo!

Macchie di neve sulle scarpe in pelle

Arriva l’inverno, arrivano le prime nevicate e, con queste, anche le prime macchie di neve sulle scarpe in pelle. Vediamo come fare!

C’è chi non attende nient’altro che la prima nevicata in città, per avere un fantastico scenario bianco dove tutto è attutito. E c’è chi, invece, della neve ne farebbe del tutto a meno, e che vorrebbe vederla solamente in montagna, a livello di rifugi e di impianti di risalita. Ma sono solamente dei desideri: al meteo, si sa, non si comanda. Ci sono dunque inverni in cui trovare dei marciapiedi ingombri di neve è la prassi, e altri inverni in cui nemmeno un fiocco di neve tocca le città in pianura. In tutti i casi, quando nevica ci sono delle attività “eccezionali” da fare. Montare le catene all’auto, spalare il vialetto, nonché, ovviamente, togliere le eventuali macchie di neve sulle scarpe in pelle. Perché sì, una cosa è certa: la neve non è amica delle calzature in pelle, men che meno di quelle in pelle scamosciata! Vediamo quindi come togliere le macchie di neve dalle nostre scarpe.

Perché la neve rovina le scarpe

Di per sé qualcuno potrebbe pensare che non ci sia nulla da temere dalla neve, così bella e così candida. In realtà, però, la neve può rovinare in modo significativo delle scarpe. Prima di tutto perché la neve altro non è che acqua, e si sa, l’acqua sulla pelle lascia degli aloni tutt’altro che belli nel momento in cui si asciuga. Quando scarpe in pelle liscia e stivaletti in nabuk d’inverno mostrano dei cerchi bianchi, quello è il segno di acqua asciugata e non pulita. Ma non è tutto qui: quando camminiamo per le strade cittadine ricoperte di neve, infatti, sulle nostre scarpe non finisce solo la neve. Con essa infatti sulla tomaia ritroviamo anche lo sporco della strada, nonché il sale che il comune sparge lungo i marciapiedi per fare sì che la neve si sciolga senza creare delle pericolose lastre di ghiaccio. In quel caso la macchia è persino peggiore!

Prevenire è meglio che curare

Come fare per prevenire le macchie di neve sulle scarpe? Il primo consiglio è quello di evitare, quando possibile, di indossare le scarpe più delicate quando le strade e i marciapiedi sono ricoperti da neve: questo significa, insomma, che non è il caso di indossare degli stivaletti di pelle scamosciata pregiata in queste situazioni. Certo, lo si può fare, ma dopo ci si dovrà ritagliare del tempo per asciugarli e per pulirli. Altra mossa preventiva è poi quella di proteggere le scarpe in pelle con dello spray impermeabilizzante, un accessorio apposito che crea una pellicola trasparente idrorepellente sulla tomaia, in modo da mantenerla pulita e asciutta più a lungo.

Come togliere le macchie di neve sulle scarpe in pelle

Di certo però la protezione dello spray impermeabilizzante non è eterna, né assoluta. Ecco allora che ci si può trovare ad avere delle scarpe in pelle con delle macchie di neve. Il primo passo per cancellarle è asciugare le calzature, ma lentamente: è assolutamente vietato esporle a delle fonti di calore eccessivo, come termosifoni o stufe. Molto meglio tamponarle con un panno e, se necessario, inserire della carta di giornale al loro interno.
Per pulirle ci si armerà poi di una spazzola morbida, di un panno in cotone pulito e, nel caso di scarpe in pelle liscia, di un detergente per cuoio; nel caso delle scarpe in pelle scamosciata sarà possibile usare un’apposita gomma. Una volta pulite e asciutte, ovviamente, sarà necessario proteggerle con dello spray impermeabilizzante, dopo aver usato eventualmente il lucido per le scarpe lisce e la camoscina per quelle in pelle scamosciata!

Glossario da calzolai: dalla I alla O

Continuiamo con il quarto capitolo del lessico del mondo delle scarpe: questa settimana proseguiamo dalla lettera I alla lettera O

Dopo gli articoli dedicati al glossario dalla lettera A alla lettera B, dalla lettera C alla lettera D, e infine dalla lettera E alla lettera I, proseguiamo con il nostro glossario da calzolai: oggi glosseremo i termini dalla lettere I alla lettera O. Buona lettura!

LINGUETTA – con questo termine si indica la striscia di materiale nella parte frontale della tomaia, che va quindi a prendere posto sul collo del piede

LOAFER – spesso alcune calzature vengono descritte con il termine Loafer, il quale però è decisamente poco conosciuto. Letteralmente questa parola, in inglese, significa “fannullone”; nel campo del glossario per calzolai però indica un preciso tipo di scarpa, ovvero il mocassino (vedi sotto). L’uso del termine è giustificato dall’origine dei mocassini moderni, i quali erano calzati dai pescatori nordici durante il riposo. Da qui il riferimento ai fannulloni.

MARY JANE – anche questo termine indica un preciso paio di scarpe, questa volta femminili. Mary Jane era la sorella del famoso Buster Brown, protagonista di un fumetto famoso dell’inizio del Novecento; ebbene, Mary Jane nel fumetto indossa quelle precise scarpe, che successivamente verranno chiamate con il suo nome, a partire da un una linea dedicata di un calzaturificio statunitense. Si tratta in ogni caso di scarpe basse e chiuse, con uno o più cinturini, che acquisiscono il tacco – o la zeppa – nei modelli più audaci.

MASCHERINA – con il termine mascherina si indica una parte della scarpa, o meglio, della tomaia. Si parla della parte superiore, posteriore come anteriore, della tomaia; insieme al gambetto è di fatto la responsabile della forma finale della calzatura.

MASTICE – il mastice è la colla dei calzolai per eccellenza, usata da questi professionisti per incollare in modo rapido e duraturo le varie parti della scarpa, prevedendo eventualmente un rinforzo mediante cucitura.

MOCASSINO – come abbiamo visto sopra, il mocassino viene chiamato anche Loafer. Si tratta di una scarpa bassa, sprovvista di lacci, tradizionalmente maschile ma oggi presente anche con modelli femminili, realizzata tendenzialmente in pelle morbida. Le origini antiche del mocassino vengono ricondotte ai nativi americani.

NABUK: il nabuk è un tipo di pelle, o meglio, della pelle lavorata in modo particolare. A differenziare il nabuk è la smerigliatura fatta sul lato fiore, in modo da avere una pelle vellutata e morbida. Per pulire il nabuk è necessario usare prodotti per la pulizia della pelle scamosciata.

NAPPA – anche questo termine indica un tipo di pelle, preferita per la sua morbidezza, e impiegata nel campo delle calzature come in quello dell’abbigliamento e dell’accessoristica.

NORVEGESE: per quanto nordico, questo termine indica una lavorazione tipica dei calzaturifici artigiani italiani. Si tratta di un insieme di tecniche atte a realizzare delle scarpe molto resistenti, attraverso delle cuciture peculiari; il nome è da ricondurre alla particolare tenuta degli scarponi scandinavi.

OPEN TOE – come si può agevolmente capire traducendo il termine dall’inglese all’italiano, con questa parola si indicano le scarpe femminili aperte sull’alluce; più in generale, le scarpe Open Toe lasciano spuntare le dita; nel caso delle scarpe aperte unicamente sull’alluce si usa talvolta il termine Peep Toe.

OUTFIT – questa è una parola entrata ormai nel lessico quotidiano; serve a indicare l’insieme di capi d’abbigliamento, di scarpe e di accessori indossati, per creare un insieme efficace dal punto di vista stilistico.

OXFORD – chiudiamo con le scarpe Oxford, calzature eleganti e classiche maschili in pelle, che vengono chiamate – come abbiamo visto nelle scorse puntate del glossario per calzolai – anche francesine.

 

Glossario del mondo delle scarpe: dalla E alla I

Continuiamo con il terzo capitolo del glossario del mondo delle scarpe: questa settimana proseguiamo dalla lettera E alla lettera I

Dopo gli articoli dedicati al glossario dalla lettera A alla lettera B e dalla lettera C alla lettera D, proseguiamo con il vocabolario di termini del mondo delle scarpe. Buona lettura!

ESPADRILLAS – Il nuovo capitolo del nostro glossario inizia con questa tipica scarpa spagnola; si parla di una calzatura bassa, in tela, con una caratteristica suola in corda intrecciata. Come si può intuire, si tratta di una calzature pensata per l’estate ed eventualmente per la primavera, da mettere durante le giornate di pieno sole!

FIBBIA – La fibbia è un pezzo metallico, simile alla fibbia presente nelle cinture e nei cinturini; in molti tipi di scarpe, alte e basse, ha la funzione di chiudere la scarpa.

FINISSAGGIO –  Ecco il primo termine effettivamente tecnico e specialistico di questo nuovo capitolo del glossario per scarpe. Il finissaggio è l’insieme di quelle attività di miglioramento e di finitura che un artigiano può effettuare su una scarpa pregiata. Si tratta di fatto delle operazioni di completamento che vengono effettuate su scarpe realizzate a mano.

FODERA – la fodera è il rivestimento interno della tomaia, la parte cioè che viene messa a contatto con il piede, e che rende più confortevole la calzata. Può essere a sua volta in pelle o in tessuto leggero.

FRANCESINA – la francesina è un modello di scarpa elegante maschile, e per molti è la scarpa bassa in pelle per eccellenza. Altro nome per dedicare queste scarpe è peraltro Oxford, oppure Barmoral; la differenza tra francesine e Derby si trova a livello dell’allacciatura delle scarpe, che nelle prime è cucita, con gli occhielli che si toccano.

GAMBALE – il gambale è la parte alta dello stivale, e quindi la parte della tomaia, tipicamente in pelle, che avvolge la caviglia o il polpacci. Il gambale può dunque essere più o meno lungo, e può essere completato da una cerniera, per facilitare l’utilizzo delle calzature.

GAMBETTO – da non confondere con il gambale, il gambetto è una parte presente in tutte le classiche parti in pelle. Con il termine gambetto, gambino o persino quarter si indica infatti ciascuna delle parti posteriori della tomaia, che insieme alla mascherina vanno a completare la scarpa in pelle classica.

GRASSO DI FOCA – il grasso di foca è una sostanza utilizzata per la pulizia e per la manutenzione delle scarpe. Realizzato tipicamente usando oli, grassi vegetali e animali, viene applicato su tutte le scarpe fatte con pellami già in origine ingrassati. Rientrano in questa categoria molte scarpe da calcio in pelle, gli scarponi da trekking, gli anfibi, gli stivali da equitazione e diverse tipologie di scarpe da barca.

IMPERMEABILIZZANTE – alleato di tutti i possessori di scarpe in pelle e in special modo di tutte le persone che possiedono delle scarpe in pelle scamosciata o in nabuk, lo spray impermeabilizzante è un accessorio che permette di creare una difesa idrorepellente sulla tomaia delle scarpe, mantenendole più a lungo asciutte nonché pulite.

INFRADITO – ciabatta decisamente minimal, estremamente diffusa in estate e soprattutto nelle località balneari. Si tratta infatti di una calzatura che presenta una semplice striscia anteriore che blocca il piede tra alluce e secondo dito, con un appendice chiamata per l’appunto “infradito”. Le ciabatte infradito vengono costruite in diversi materiali, dalla plastica alla pelle.

INTERSUOLA – l’intersuola è una parte nascosta all’interno delle scarpe: si tratta di quella parte di materiale posto tra la suola vera e propria e il sottopiede, e che ha lo scopo di offrire stabilità, isolamento e ammortizzazione.

 

Scarpe in pelle bagnate: come fare

Le tue scarpe in pelle hanno tanti nemici da fronteggiare. Forse non lo sai, ma tra i principali c’è proprio lei, l’acqua: ecco come fare per proteggere le tue calzature dagli aloni e come asciugarle in fretta ma senza fare danni Leggi tutto “Scarpe in pelle bagnate: come fare”

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